Charitas Christi
In occasione della festa di San Francesco da Paola, riscopriamo, nel giorno della sua morte nonché nascita al cielo, un lavoro che ne riporta la storia. Sicuramente parte dell’ispirazione di quest’opera la si deve anche a Branduardi e De Andrè, tuttavia, vi è molto di più che semplici richiami sonori, e non parliamo solo del titolo estremamente impegnativo. La opener, infatti, è parte del racconto in cui il giovane, ammalatosi gravemente, fu guarito grazie ad un voto fatto dai genitori a San Francesco d’Assisi. La sua vita inizia quindi all’insegna di una consacrazione che, il fato volle, diventerà da temporanea ad eterna. Il cambio di ritmo al mezzo del brano segna esattamente quel momento di partizione e di svolta nella storia del Santo. Il successivo, Fragili esacordi, narra il periodo in cui Francesco iniziò a sentire la vocazione che Dio gli fece nascere nel cuore. Tale chiamata passò attraverso la presa di coscienza sulla futilità delle cose terrene e sulla loro vanità. Il giro di accordi ricorda, a tratti, il menestrello ligure con i suoi saltelli sempre verdi che cosi bene esprimono la fragilità del momento presente e l’imprevedibilità dell’evolversi del tempo. Francesco è, infatti, conosciuto molto per la sua scelta di vita cenobitica ed eremitica. Da tale pratica scaturì la Regola che ormai da più di 500 anni guida ogni giorno i frati minimi del convento che si affaccia sul mare dall’alto. In Quanto in deserto si racconta proprio di questo vivere e delle vicissitudini, fra cui la minaccia di alcune rocce che stavano per cadere. Nel brano si richiamano, parafrasandole, le parole pronunciate dal Santo per scongiurare il disastro: "Fermatevi, per carità"!....e le rocce rimasero immobili al loro posto. Non per caso fra tutti è il brano più profondo e introspettivo, la cui intensità si percepisce sia dalla voce di Minervino che dalla chitarra di Bortone nel finale aggressivo. S’inganna chi crede che la vita dedicata alla meditazione sia statica, rigida o monotona. Infatti, lungi dall’avvicinarsi alla ripetitività, la vita del Santo è stato un interminabile susseguirsi di eventi, fatti, storie, cambiamenti, combattimenti, sfide, sorprese e costante ricerca. Tale varietà e ben espressa nel brano Si destò dal sonno dove interessanti inserimenti di arrangiamenti elettronici, sullo sfondo di un brano molto folk e fluitante, convergono in un unicum sapientemente amalgamato. Il brano Messer Coloso è, invece, dedicato a colui che permise il miracolo più grande del santo: attraversare lo stretto di Messina sul mantello. Infatti, Pietro Coloso fu colui che si rifiutò di farlo traghettare, permettendo così l’intervento divino e la nomina di Francesco a Protettore della gente di mare. Il dialogo è lento, ponderato e la melodia assomiglia alle onde di quel mare che testimonio il fatto. Il destino portò Francesco alla volta della Francia, dove trascorrerà 25 anni della sua vita e dove morirà. Il viaggio, Venne il febbraio, è raccontato in maniera musicalmente incalzante e piacevole. I due frati con lui sarebbero Otranto e Cropalati e per le vie di Napoli vengono accolti festanti, ma Francesco non manca mai di nominare il Nomine Iddio e richiamare tutti alla vera vita. Tale esaltazione trova compimento in Come il vento dove, per rendere ancora più spiccata la sua vocazione all’umiltà, si racconta l’incontro con Re Luigi XI che, malato gravemente, si inginocchio dinnanzi a lui. Si chiude con Amore che nasci, brano più moderno con tratti indi-pop, dove non si smette di prosare richiami incessanti ad una conversione di cuore, re o povero che sia ad ascoltarli. Le musiche rimangono sempre per tutto il durare nell’ambito del medioevale/folk, senza discostarsi, e c’è da dire che, magari, qualche traccia più vivace non avrebbe gravato ne diminuito la serietà del testo. Speriamo, per concludere, che tale tributo venga gradito, nonostante la povertà dei mezzi dell’epoca, e che non manchi, il Santo, di elargire dall’alto una benevola preghiera per chi rimane a ricordare quanto accadde fra quelle colline colorate d’argento.